Uno dei problemi principali legati alla crescita, oltre al conto sempre aperto dall’estetista e alle bollette da pagare che si accumulano sulla expedit in cucina, è la “questione delle formine”. Da piccoli abbiamo queste gioiose formine di plastica colorate, se ne stanno ai nostri piedi, sulla spiaggia. Il mondo che queste formine ci promettono è fatto di animaletti, castelli, macchine pazzesche, conchiglie e sirenette. Bisogna solo riempirle di sabbia, esercitare una piccola pressione e poi sollevare la plastica con delicatezza. Il risultato non è mai uguale alle aspettative. Le delude, a essere onesti. A partire dal semplice fatto che la sabbia ha un tristissimo colore e più che emanare gioia, riporta al concetto di desertificazione, arsura, presa a male. Senza contare poi che la maggior parte delle volte alla zebra manca un orecchio, rimasto attaccato in un grumo all’interno della formina arancione; la stella marina è monca di un braccio; alla sirenetta probabilmente manca la testa.
La realtà fa schifo, non c’è dubbio, ma l’aspettativa contribuisce a renderla peggiore. L’ammazza. Non tutti hanno il culo di Colombo, che andandosene a cercare l’India ha avuto la delusione più desiderabile della storia, quella cioè di scoprire un nuovo continente.

I telefilm americani hanno contribuito un sacco alla deriva delle Attese, soprattutto in campo sentimentale e dal punto di vista delle ragazze. Ho iniziato a pensare a questa cosa dopo aver visto una serie di spezzoni voyeuristici sulle coppie protagoniste di Beverly Hills 90210. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata una scena tratta dal grande libro delle scene del liceo:
Se l’avesse dipinta Seurat l’avrebbe chiamata Ragazze parlano di sesso sottovoce all’ombra del canestro sul campo di Basket.
Amica 1: Ragazze, ho scoperto una cosa pazzesca. M******a ha confessato a Rosalba di averlo fatto per la prima volta con D****O.
Amica 2: Ma veramente? Incredibile, ma stanno insieme solo da un anno.
Amica 3: Quando è successo?
Amica 1: Pare il mese scorso.
Amica 2: Eppure lei non mi sembra cambiata, non ha quella luce negli occhi… .
In questa scena ci si potrebbe focalizzare su una serie di cose. Si potrebbe obiettare per esempio sulla pericolosità dello starsene a chiacchierare sotto un canestro, o sulla sessualità repressa delle tre amiche che invece di imboscarsi con qualcuno “dietro, ai motorini” se ne stanno a discutere dell’attività fisico-ormonale di una loro compagna. Quello che però mi importa in questa sede è proprio evidenziare come “la questione delle formine” creerà un mucchio di problemi ad Amica 2. Avrà una grandissima delusione d’amore quando scoprirà che il tipo che ha conosciuto in estate e al quale ha deciso di concedersi dopo lunghe resistenze in realtà non diceva sul serio quando le ha sussurrato “Ti amo”. Soffrirà incredibilmente quando, dopo il grande passo, lentamente le loro telefonate si faranno più brevi fino a sparire. Si sentirà di aver sprecato un’occasione quando, abbandonata e sola, ripercorrerà nella mente la scena della sua prima volta nel capannone degli attrezzi del bagnino e si renderà conto che non c’era neanche una candela in quel momento, a sottolineare l’atto del sacrificio della sua purezza.
Ma non è colpa di lei, non della ragazza, né della sua ingenuità. Men che meno del ragazzo che l’ha mollata (come biasimarlo, infondo?)
Il problema è del governo americano e di ciò che ci ha fatto credere attraverso quella subdola forma di neo-neocolonialismo che tutto il mondo occidentale ha subito e continua a subire con le fiction televisive per adolescenti.
Parliamo di Beverly Hills 90210. Un’epopea storica, trattato enciclopedico di nozioni sociologiche e sessuali. Facendo un giro su Youtube, oltre a interi episodi cult, ci sono scene romantiche fatte apposta per nostalgici guardoni e presentate con titoli del tipo “La prima volta di Brenda e Dylan”, “La prima volta di David e Donna”, “Brandon il mattino dopo la sua prima volta”. Sono video esilaranti, vi consiglio di vederli. Oltre a jeans dalla vita improbabile e capelli che ancora non riuscivano a liberarsi di residuati anni Ottanta, il binomio prima volta + accensione di ceri/allestimento di un’alcova lussuosa sembra costituire un topos cardine all’interno della tematica sessuale nei telefilm in un mondo dominato dalla mentalità bigotta e puritana dei ricchi americani che producono quei telefilm. Beverly Hills, in particolare, è una serie mandata in onda a partire dal 1990 e sceneggiata nel 1989, ancora dunque sotto la presidenza Reagan, l’uomo che, dovendo interpretare in un film il ruolo di Presidente U.S.A., ha ben pensato di farsi eleggere sul serio per lavorare sulla naturalezza. Cosa vuol dire questo? Che le puntate di Beverly Hills sono senza dubbio contaminate da una politica federale che ha a cuore -come un genitore autoritario- che i loro figli restino lontani dall’accoppiamento per evitare l’Aids e gravidanze indesiderate, a patto che non siano coinvolti studenti di Harvard. Come si spiega altrimenti il dialogo della clip intitolata “Brenda lascia Dylan”?

Situazione: macchina decappottabile. Brenda e Dylan, fidanzati da un po’, hanno fatto sesso dopo il ballo scolastico in una camera d’albergo. Brenda dice a Dylan che è confusa, che non se la sente di portare avanti il rapporto (con l’uomo più desiderato del 1991!) per via della nuova piega che ha preso (ovviamente quella in cui si smette di telefonarsi per la buonanotte e si risparmia sulla conversazione passando ai fatti).
Il dialogo è del tipo: Dylan ti lascio perché- dopo averne parlato con mia madre, dopo essermi preoccupata della pillola, dopo aver preso altre precauzioni, dopo essere andata dal ginecologo- io sono molto confusa.
Beverly Hills nasce con intenti educativi perché è l’unico modo per inserire la pubblicità redditizia, impossibile invece da includere nelle lezioni di educazione sessuale nelle scuole.
Tornando alle turbe sentimentali di Amica 2, questa sorta di romanticismo nato in seconda istanza dal bigottismo della Upper Class americana post-reaganiana, è il diretto responsabile per aver deluso e illuso le aspettative di milioni di ragazze che nel mondo si sono appassionate alle storie di sedicenti coetanei creati appositamente per reggere il meccanismo di identificazione.
Con l’affacciarsi delle istanze democratiche di Obama lo scenario, ovviamente, è cambiato, e una certa forma di promiscuità si è fatta avanti. In una delle prime puntate di Gossip Girl, infatti, Blair (che dovrebbe essere la protagonista precisina di buona famiglia) consuma la sua prima volta sul retro di una limousine non col suo fidanzato storico, ma con il cattivo di turno, Chuck Bass. Per di più senza averlo programmato.
In mezzo a questi due estremi, cosa resta? Me lo sono chiesta e la risposta è stata immediata. Ho rivisto col senno di poi un mucchietto di puntate di Dawson’s Creek, la serie famosa per attori di mezza età che interpretavano adolescenti, facce buffe in scene di pianto e sdoganamento del ruolo della Milf, che a troppi anni da Il Laureato era stato un po’ messo da parte. In realtà è stato difficile districarsi tra quei verbosissimi dialoghi senza capo né coda dove l’adolescenza è rappresentata come un’eterna e lunghissima subordinata coniugata al congiuntivo. Anche qui il rapporto sessuale e quello amoroso restano intrisi di una patina di retorica fastidiosa e irreale (Pacey e Joey stanno tre mesi soli su una barca a vela e non fanno nulla perché lei non si sente pronta). Tuttavia c’è qualcosa che negli altri telefilm non c’era, un grande assente che arriva a fare la sua comparsa: il bacio.
C’è così tanta pressione nell’idealizzare il concetto di prima volta, di rapporto sessuale in generale, così tanto godimento nel presentare trasgressioni a tutti i costi, che molti sceneggiatori hanno omesso di raccontare quanto romanticismo, passione e sensualità possono esistere nel semplice atto del bacio. Questa cosa in Dawson’s Creek succede. E non delude. Perché i baci in realtà raramente deludono, e oltretutto non hanno bisogno di candele, perché non presuppongono alcun tipo di scenario, solo un paio di visi un po’ tremanti che non vedono l’ora di scontrarsi.
Andiamo a baciarci subito, quindi.
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